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10 cose che non sapevi sui jeans

Sono i pantaloni più famosi nel mondo e nella storia, farne a meno sarebbe davvero impossibile. Stiamo per svelarti qualcosa che non sapevi sul loro conto!

Sono un cult che attraversa i secoli, il capo più iconico di tutti i tempi. E no, i jeans non tramonteranno mai. Continueranno ad essere indispensabili, irrinunciabili nelle loro infinite interpretazioni. A rappresentare un’inesauribile fonte d’ispirazione per i designer, per l’intero universo fashion e anche per noi. La loro storia è lunga quanto affascinante, costellata di curiosità e colpi di scena. Sei pronta a seguirci in questo appassionante viaggio?

Le origini

Genova ha un ruolo fondamentale nella storia dei jeans: non è sicuro che il denim sia nato lì, ma di certo sono stati i genovesi a utilizzare per primi questo tessuto per produrre pantaloni da lavoro. I jeans veri e propri, d'altra parte, sono una creazione di Jacob Davis, un sarto lettone trapiantato in Nevada. Nel 1871 una donna gli commissionò dei pantaloni per il marito taglialegna, chiedendo che fossero ultra resistenti, comodi e pratici. L’uomo ebbe l’idea di rinforzare le tasche e le cuciture di un modello in denim usando rivetti di rame. Il risultato fu un capo indistruttibile: la voce si sparse e Davis cominciò a ricevere una valanga di ordini. Da solo non poteva farcela, così si rivolse a un commerciante tedesco a sua volta trasferitosi negli Usa, Levi Strauss, che si lasciò coinvolgere volentieri in quest’avventura e finanziò la realizzazione di una filiera produttiva a San Francisco. Nel 1873 i due ottennero il brevetto per i blue jeans. 

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Le caratteristiche necessarie

Il denim è obbligatorio, naturalmente. Idem per i rivetti in rame. Ma ci sono altre caratteristiche ben precise: il bottone centrale, anch’esso in metallo; il taglio a cinque tasche (la seconda posteriore è stata introdotta nel 1905), l’etichetta in cuoio cucita sul retro, per l’esattezza in alto a destra. I passanti per la cintura, entrati in scena nel 1922. Se manca qualcosa all’appello, non si può parlare di jeans.

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A cosa serviva la tasca piccola

La quinta tasca dei jeans, quella piccola e rettangolare, in origine serviva per custodire l’orologio, averlo a portata di mano e allo stesso tempo evitare che si rompesse. C’è chi dice – ma non sappiamo se si tratti di una leggenda o della realtà – che i cowboy vi riponessero anche le pepite d’oro, celandole agli occhi altrui. Insomma, era tutt’altro che inutile!  

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La grande svolta

I jeans si diffusero velocemente in gran parte dell’America, ma fino alla Seconda Guerra Mondiale furono utilizzati esclusivamente come indumenti da lavoro. Nel periodo immediatamente successivo alla fine del conflitto, le cose cambiarono: i soldati cominciarono a indossarli nel tempo libero e in molti li imitarono. Negli anni Cinquanta divennero sempre più popolari fra i giovani e poi arrivò lui, James Dean, che con il cult Gioventù bruciata non soltanto ne favorì l’ingresso ufficiale nel mondo fashion, per quanto li fece diventare il simbolo per eccellenza dello spirito ribelle adolescenziale. Da Marlon Brando a Elvis Presley, passando per Bob Dylan, altri miti trasformarono i jeans in una sorta di seconda pelle.

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Il primo marchio italiano

I jeans arrivarono anche in Europa alla fine della Seconda Guerra Mondiale: l’esempio degli americani intrigava, ma non fu un colpo di fulmine. I Levi’s, infatti, cominciarono a essere commercializzati nel 1959. Poi, però, nacquero i brand europei: la Blue Bell, oggi Wrangler, inaugurò una fabbrica in Belgio nel 1962 e due anni dopo, sempre nello stesso Paese, toccò alla Lee. Il primo marchio italiano di jeans? Facciamo un piccolo passo indietro: nel secondo Dopoguerra Giulio Fratini si guadagnava da vivere comprando i vestiti usati dei soldati statunitensi e rivendendoli in Toscana, per l’esattezza a Prato. Un bel giorno scoprì il denim e sentì il profumo delle grandi occasioni. Con il fratello Fiorenzo ne acquistò abbondanti quantità e voilà, ecco i jeans interamente made in Italy. All’inizio l’azienda si chiamava Confezioni Fratini, poi divenne Rifle: un nome ispirato alle casse dei fucili. Da Prato, la sede fu trasferita a Barberino del Mugello. Fra gli anni Settanta e Ottanta i jeans Rifle ebbero un successo strepitoso.

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… E poi arrivarono i jeans da donna

In fondo, non avrebbe potuto essere altrimenti: anche i primi jeans da donna furono realizzati dalla Levi’s. Il merito va agli eredi di Levi Strauss, che li lanciarono sul mercato nel 1934. Com’erano? Larghi e comodi, pensati soprattutto per le giovani donne che lavoravano nelle fattorie e nei ranch appartenenti alle loro famiglie.

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Il ruolo Marilyn Monroe

Sì, proprio lei è stata una delle prime donne  celebri ad apprezzare i jeans, convincendo così tutte le altre. Li indossò sul set, e citiamo per esempio i film La confessione della signora Doyle (1952), La magnifica preda (1954) e Gli spostati (1961), ma spesso anche nella vita privata. Li trovava belli e comodi.  Amava quelli aderenti, a sigaretta, ma anche quelli più ampi e quelli lunghi fino al polpaccio.

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I jeans più vecchi del mondo

Bisogna fare una distinzione: i pantaloni in denim più vecchi del mondo appartenevano a Giuseppe Garibaldi, hanno 171 anni e si trovano nel Museo Centrale del Risorgimento, a Roma. Riferendoci invece ai jeans veri e propri, nel 2001 un incaricato della Levi’s ha acquistato all’asta su Ebay un paio risalente al 1880, e prodotto dall’azienda stessa, per la bellezza di 46.532 dollari. È un modello creato appositamente per i minatori, con una tasca in più destinata agli attrezzi da lavoro. Per la Levi’s è stato un ottimo investimento, dal momento che poi ha creato 500 copie e le ha vendute a 300 dollari l’una.

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I più amati dalle italiane

Secondo una recente analisi condotta dal motore di ricerca Lyst, il modello più cercato online dalle italiane è Le Jean di Jacquemus, caratterizzato da un taglio a sigaretta con una sola tasca posteriore. Seguono i jeans boyfriend di Dolce&Gabbana e gli skinny di Gucci. Al quarto posto, i jeans di The Attico dalle forme morbide e arrotondate e gli intramontabili 5 tasche azzurri firmati Levi’s.

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Oltre 9.000 litri di acqua per un solo paio

Ebbene sì: la produzione di un solo paio di blue jeans richiede l’utilizzo di circa 9.500 litri di acqua. Il motivo? Bisogna immergere il denim in 15 vasche di tintura affinché acquisisca il suo tipico colore. Considerando che ogni anno si realizzano ben 4 miliardi di jeans e facendo la semplice moltiplicazione, il risultato è un consumo di acqua impressionante.

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