Fashion culture

Virgil Abloh non c’è più, ma il suo genio resta

Virgil Abloh
29-11-2021
Nadine Solano
Stroncato a soli 41 anni da un tumore, è stato il creatore dello streetwear luxury, ma non solo. La sua visione innovativa della moda come linguaggio artistico e inclusivo ha dato il via a un nuovo corso.

“Il gruppo LVMH ha l'immenso dolore di annunciare la scomparsa di Virgil Abloh, colpito da un cancro che ha combattuto per diversi anni”: con queste parole, su Twitter, il gruppo LVMH ha reso nota la scomparsa di Virgil Abloh, dal 2018 direttore artistico della divisione uomo Louis Vuitton ma anche fondatore e ad del marchio Off-White, lanciato nel 2013. Virgil aveva soltanto 41 anni. E la moda perde la sua creatività per molti versi geniale, la sua visione innovativa, un talento esplosivo. Perché la moda, lui, ce l’aveva nel sangue. Mescolata alla musica, a un grande intuito imprenditoriale, a una fantasia che rompeva schemi e lo guidava sempre oltre.

Una carriera a grandi passi

Bernard Arnault, aministratore delegato di LVMH, è riuscito a trovare le parole. Poche, sofferte e dense di significato: “Siamo sotto choc. Virgil non era solo un genio e un visionario, ma anche un uomo con una bella anima e di grande saggezza”. Nessuna retorica, tutto vero. Virgil Abloh era speciale. Nato nel 1980 a Chicago ma di origini ghanesi, si è laureato in Ingegneria civile presso l’Università del Wisconsin per poi conseguire un master in Architettura all’Illinois Institute of Technology. In quegli anni ha conosciuto il rapper Kanye West, fidato amico nonché futuro collega. Virgil ha sempre nutrito una grande passione non solo per la moda, ma anche per la musica. E proprio la contaminazione di questi due mondi è stata la prima chiave del suo successo. Nel 2003 ha iniziato a disegnare il merchandising di Kanye, nel giro di pochissimo tempo ne ha assunto la direzione artistica. Qualche anno dopo, un’occasione importante: uno stage da Fendi, sempre con l’ormai inseparabile rapper americano. La loro sintonia, le loro idee condivise sono sfociate nella fondazione di Off-White, brand di streetwear luxury. Nel 2015 Virgil è stato fra i finalisti dell’LVMH Prize e 3 anni dopo la maison gli ha affidato la direzione artistica della linea uomo. Primo afroamericano a ricoprire un ruolo simile.

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Lo stilista più amato dai Millennials

La moda di Virgil Abloh ha conquistato tutti, ma soprattutto le nuove generazioni. I Millennials si sentono sentiti rappresentati da lui, fondamentalmente perché lui non ha mai smesso di sentirsi uno di loro, nonostante fosse entrato nell’Olimpo della moda. Una della rivoluzioni più importanti avviate da Virgil è stata proprio l’ingresso dello streetwear – terreno ampiamente esplorato con la sua label - nel segmento luxury, che ha trovato nella musica, ma anche nell’architettura delle potenti fonti d’ispirazione e si è poi tradotta in un linguaggio innovativo. Un linguaggio che presto ha decodificato anche una filosofia altamente inclusiva e il valore della diversità come accenti fondamentali. La sua prima collezione per LVMH è stata più che rappresentativa e ha ufficialmente dato il via a un nuovo capitolo, non soltanto per la maison francese. Fra il pubblico, numerosi studenti di moda e design. Sulla passerella color arcobaleno, chiaramente simbolica, molti classici del marchio, fra cui l’iconica borsa Keepall, sapientemente reinterpretati. E poi – fra l’altro - camicie trasparenti, cappotti XXL, pantaloni cargo, giacche total white, poncho, bomber in visone, sneakers chunky.

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L’eterno 17enne ottimista

“Tutto quello che faccio, lo faccio per il me stesso 17enne”: questa la dichiarazione d’intenti firmata Virgil Abloh. “Da giovane ero una spugna. Assorbivo cultura. Che fossero lo skateboard, la moda, i graffiti, l’arte, i deejay”. Ecco, uno dei suoi principali obiettivi è stato quello di mantenere immutata la fame di conoscenza che lo caratterizzava da ragazzo. Un ragazzo energico e ottimista al quale “non cercherò mai di essere superiore, perché è da lui che arriva la mia creatività”. Un ragazzo che poi è cresciuto e ha inseguito l’equità, non solo nella moda. Che ha saputo dare alla semplicità infinite declinazioni, svelandone l’infinita ricchezza e rendendola strumento per esprimere una profonda, intima e al contempo collettiva voglia di libertà. A 360 gradi.  

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Quell’omaggio a Lady Diana

Se è vero che per LVMH ha raggiunto perfezionate interpretazioni dello streetwear luxury, è anche vero che è stato con il marchio Off-White che Virgil Abloh ha iniziato a concretizzare le due idee e i flussi creativi. Anche a costo di sollevare qualche polemica, anzi magari divertendosi dinanzi a una simile idea. Nel 2017 ha catturato l’attenzione e fatto discutere la collezione Primavera Estate 2018, interamente dedicata a Lady Diana. Un omaggio alla Principessa triste, una serie di capi che hanno replicato – sia pur con un mood contemporaneo - il suo stile: dai tailleur color block al tubino nero, dalle mise in tessuti floreali ai pantaloni da ciclista. È stato emozionante. Un dono delicato. Ma non tutti l’hanno capito, arrivando a parlare di… poca fantasia.

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L’ibridazione, un impulso irresistibile

Virgil era un esploratore. Metteva continuamente alla prova se stesso, cercava senza sosta nuovi input. La conseguenza naturale? Un’infinità di collaborazioni, un’ibridazione vulcanica. Andando molto oltre la moda, ha messo la sua creatività al servizio di decine di marchi fra cui Nike, Byredo, Ikea, Timberland, Champion, Jimmy Choo, Moncler, Benz, Levi’s, Braun, Mercedes Benz. E l’elenco potrebbe continuare. Indumenti, accessori, profumi, mobili, automobili, persino sveglie e impianti stereo: un eclettismo senza fine. E non si dimentichi che è stato anche deejay e produttore musicale.

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L’ultima sfilata diventa un tributo

Virgil Abloh era atteso per il 28 novembre a Miami, in programma la presentazione della collezione Primavera Estate 2022. Che ancora una volta è lo specchio di una moda di lusso, sì, ma anche inclusiva e democratica. Virgil andava nella direzione opposta rispetto all’elitarismo e a quella “sorta di territorialità – ha spiegato lui stesso - che può esserci nella sottocultura”. Ebbene, lo show ci sarà ugualmente. L’ha fatto sapere Michael Burke, presidente e ceo di LVMH. Ci sarà e sarà anche un tributo dal titolo Virgil was here: l’appuntamento è per il 30 novembre. Sui canali social della maison è apparsa una clip in cui si vede un bimbo pedalare dalla spiaggia fino a una mongolfiera rossa. Viene da immaginare Virgil mentre sale a bordo, pronto per uno dei suoi viaggi. E che poi guarda verso giù, gli occhi accesi di nuove, folgoranti idee. Lascia la moglie Shannon e i figli Grey e Lowe. Lascia anche qualcosa che andrà avanti. Perché non finisce qui, anzi molto probabilmente tutto questo è stato solo l’inizio. E il merito è suo.

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