Livia Firth, l’intervista esclusiva a una dei riferimenti della moda sostenibile

Abbiamo sentito - in esclusiva per thewom.it - Livia Firth, una delle più importanti figure di riferimento sul tema della moda sostenibile. Guru e pioniera di un modo di fare comunicazione in maniera consapevole, ci ha spiegato la sua visione sul concetto di sostenibilità. Ma anche altro

Una battagliera green, pronta a tutto per difendere valori e ideali in cui crede, e che grazie alla realtà da lei fondata, Eco-Age, di base a Londra e Milano, è diventata ormai una delle figure di riferimento più importanti riguardo ad una moda sostenibile. Lei è Livia Firth, guru e pioniera di un modo di fare comunicazione in maniera consapevole, attraverso le sue numerose attività, dagli innovativi Green Carpet Fashion Awards, ai micro progetti di Fashionscapes, il documentario The True Cost, entrando fino all’interno di Buckingham Palace, o intervenendo direttamente Parlamento Europeo di Bruxelles. Un messaggio chiaro il suo: creare una rete di sensibilizzazione, attirando l’attenzione di tutto il sistema, combattendo il Fast Fashion, lo sfruttamento femminile, guardando sopratutto un futuro di responsabilizzazione, nostro e verso l’ambiente, ispirando celebrities, dando spazio oltremodo alle nuove generazioni e ai giovani leader di oggi. Una “nuova umanità” composta da designer, attivisti, uomini e donne, come quelli premiati ai Renaissance Awards, un evento prodotto dalla Pulse Films, diretto ancora da Giorgio Testi, con partner quali Method, Lavazza e Mastercard, ambientato a Palazzo Vecchio di Firenze, in onda il 18 ottobre su Sky.

Un film in tutti i sensi, che si annuncia come qualcosa di unico a livello visivo.
Nel 2020 abbiamo provato ad esplorare un mondo, un nuovo modo di realizzare gli eventi, raggiungendo pubblici diversi a livello mondiale, mettendo da parte per un attimo il poter esserci fisicamente. Come Eco-Age, fin dall’inizio, siamo sempre stati in cerca di strumenti innovativi in questo senso, Fashionscapes lo è.
Amo tantissimo mischiare un certo tipo di narrazione attraverso il cinema e i film, perché questo è il mio background, vengo dalla produzione di documentari, ho sempre fatto quello, ed è un argomento di cui si è discusso molto con il nuovo Ceo, Simon Whitehouse su come sta evolvendo anche la comunicazione dentro il mondo della moda. C’è tanta digitalizzazione, pensiamo alle ultime sfilate di Balenciaga, a quel corto realizzato con i Simpson, le cose stanno imboccando altre strade, anche se da un certo tipo di vista dobbiamo comunque stare attenti a non usare la tecnologia nella maniera sbagliata.

Com’è cambiato il concetto di sostenibilità?
Si è completamente ridefinito rispetto al 2018-2019. Siamo nell’anno della Cop 26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (a Glasgow, dal 31 ottobre al 12 novembre, ndr) e c’è da discutere un codice rosso per l’umanità. Ci siamo chiesti, qual è il dress code per una situazione del genere? Sembrava quasi superfluo parlare solo di moda, perché la sostenibilità è un tema formato da tantissime sfaccettature, persone, ambiente, giustizia sociale, inclusività economica, sociale, impatto sulle comunità, agricoltura, nuove voci, come Greta Thunberg. Abbiamo realizzato nuovamente un film, come nel 2020, ma che desse ulteriormente un segno di speranza, mostrando delle soluzioni, partendo ora dal concetto di Rinascimento. Studiando accuratamente, ci siamo resi conto che Lorenzo de’ Medici, Michelangelo, erano allora poco più che ventenni, oggi sono i maestri. C’era un parallelo incredibile, da ambientare ovviamente a Firenze.

Che evento vedremo?
Un virtual carpet fatto da dodici giovani attivisti, che verrano poi premiati, tra cui Alessio Genovese e il suo progetto sui migranti, il tutto dentro le sale di Palazzo Vecchio, a Firenze, con interventi, tra gli altri, di talent quali Colin (Firth, l’ex marito ndr), il chitarrista Nile Rodgers, Gisele Bündchen, Annie Lennox, Ben Harper.
Ognuno di loro è stato registrato in green screen, chi da Londra, Atlanta, Tampa, in Florida, poi inserito come se fosse all’interno: si passerà da una stanza all’altra, i dipinti si animeranno attraverso la realtà aumentata, vedremo dei portali dove appariranno i mini documentari di questi ragazzi e ragazze. Ed è la prima volta che il premio sarà un NFT, “Non-Fungible Token”, un bene non replicabile-sostituibile, che possiede una specifica individualità.

Quali sono i temi che tratterete?
Dalla giustizia sociale, ad un'economia di mercato inclusiva che garantisca a chiunque, a prescindere dal sesso, luogo di nascita, l’ambiente familiare in cui è nato, l’ età, di avere pieno accesso al mercato del lavoro, alla finanza, all'imprenditorialità e, in generale, alle opportunità economiche. E così al rispetto assoluto dell’ambiente e del Pianeta, per un futuro del mondo ecosostenibile e tecnologicamente equilibrato.

Un’altra operazione simbolica, che adesso si sposta del Teatro La Scala. Come mai?
I Green Carpet Fashion Awards torneranno a Milano l’anno prossimo in una maniera incredibile, la cosa diversa è il termine della collaborazione con Camera Nazionale della Moda. Loro hanno voluto fare una cosa molto più nazionalista, mettendosi sullo stesso livello dei British Fashion Award, sembrava quasi un passo indietro, e infatti si chiamavano Camera della Moda Sustainability Fashion Awards. Rispetto questa decisione, forse eravamo troppo grandi per essere contenuti, ma adesso dovevamo dare un segnale più forte, come Eco Age, non fermandosi appunto solo sulla moda, ma dimostrando come questa nuova generazione, così diversa dalla mia e dei miei figli, sta davvero cambiando le cose. Non protesta, ma mette in atto progetti pazzeschi.

Proviamo a tornare un attimo indietro, lei che teenager è stata invece?
Una che non poteva comprarsi abiti a basso costo. Avevo un rapporto diverso con i vestiti, tenevo da parte i soldi, e molti di quei capo sono rimasti nel mio guardaroba, li riuso, guardandoli con uno sguardo nuovo.
Iniziai a lavorare che avevo forse 22 anni, ricordo di aver risparmiato 700mila lire solo per comprarmi un cappotto di Max Mara. E sa una cosa, ce l’ho ancora, così le scarpe di quando avevo 18 anni, delle Converse All Star,
ma anche i vestiti ereditati da mia madre, il mio guardaroba è pieno di abiti così.

Le piacerebbe un giorno coinvolgere la stessa Greta?
Tantissimo, spero di riuscire a fare qualche cosa insieme, è un desiderio vero. Sta affrontando anche lei questa battaglia, penso alla copertina di Vogue, è una presenza attiva, una voce importante.

Proviamo a spiegare ancora meglio cos’è oggi la sostenibilità.
Necessità, urgenza, su ciò che ci circonda, sul mondo che viviamo.
La moda è quello che indossiamo tutti i giorni, ma è fatta da delle persone, usando risorse del pianeta, è un’industria a tutto spettro. Se guardiamo all’agricoltura, alle piantagioni di cotone, lana, o riguardo alla parità tra sessi, parli sempre di moda, dei paesi in cui si produce, e dove sono le donne soprattutto ad avere l’impatto maggiore, nella loro economia domestica, famigliare, di salute. Questo non è difficile da capire.

Cosa lo è invece?
Convincere che ogni parte di questa catena è ugualmente importante all’altra, ecco perché la nostra missione è continuare a raccontare questa storia, per riconnettere le persone agli indumenti .

Il futuro di Eco-Age dove guarda ora?
Stiamo espandendo il cosiddetto digital content, la parte produttiva, realizzando eventi come Fashionscapes, il nostro lavoro quotidiano rimane comunque quello di aiutare i brand e le società in questo percorso di avvicinamento e integrazione.

Metterci la faccia, sempre e comunque: questa è una delle sue qualità migliori alla fine, no?
Il fatto è che non ho paura, molto semplice, sia se devo parlare con qualcuno, o scatenarmi contro marchi di Fast Fashion, per questo mi considerano una rompiscatole. Ma sono fortunata ad avere un team di lavoro supporta, dal CEO alla receptionist: sono tutti attivisti, crediamo in quello che facciamo, ed è il nostro modo di essere pionieri. Siamo anche scomodi, lo sappiamo, abbiamo perso clienti, licenziandone altri, perdendo milioni per non mettere a repentaglio la nostra reputazione, alla fine mantenere un business del genere è davvero molto difficile. Ci chiamano consumatori, ma siamo soprattutto cittadini, ecco perché noi andiamo avanti, anche se qualcuno preferisce rimanere indietro.

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3 di 3 - Livia Firth
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