Fashion culture

Anna Piaggi: la vita e i talenti straordinari di una delle più esagerate muse di Karl Lagerfield

Anna Piaggi
Esagerata, eccentrica, semplicemente unica: Anna Piaggi è la giornalista che ha rivoluzionato il mondo della moda, musa di Karl Lagerfeld.

Personaggio cult della moda, musa di Karl Lagerfeld e donna fuori dagli schemi: Anna Piaggi ha segnato il fashion system internazionale in modo indelebile. Dagli anni Sessanta ai Duemila, questa giornalista e appassionata di moda, ha conquistato stilisti, creato trend e dato voce al vintage prima che gli altri se ne accorgessero.

Anna Piaggi, una donna unica

Impossibile non riconoscere Anna Piaggi al primo sguardo. I suoi tratti distintivi? Un filo di matita blu sugli occhi, il blush arancione e una ciocca azzurra "venuta fuori da uno splendido errore del mio parrucchiere", come raccontava spesso lei. Nelle sue valigie tanti pezzi di abbigliamento, frutto di viaggi nei mercatini di tutto il mondo, nell’armadio una collezione eccentrica di cappelli, fra cui il suo preferito, con una barchetta, che lei usava per sentirsi “bilanciata in una vita che ti sballotta in tutte le direzioni".

La musa di Karl Lagerfeld

I look di Anna Piaggi non sono mai stati uguali a sé stessi, eccentrici e lontano dagli schemi, caratterizzati da mix perfetto fra arte e cultura. Un’originalità che negli anni l’ha resa la migliore amica i tanti stilisti, da Gianni Versace a Manolo Blahnik, sino a Karl Lagerfeld. Quest’ultimo le ha dedicato nel 1986 il volume Anna-cronique. Centinaia di disegni, da semplici schizzi a inchiostro, sino ad acquerelli in cui la ritraeva nella sua casa di Parigi o di Montecarlo, durante i viaggi insieme fra Londra, Firenze o Roma. “Era un'irresistibile composizione grafica che ti veniva voglia di fissare sulla carta -, ha raccontato di lei lo stilista – […] Nel vestirsi creava un’immagine. Non provocava, mai, ma evocava. Un dettaglio imprevisto, un pleonasmo stilistico, un accessorio contraddittorio, una combinazione insolita, un’imprevedibile associazione di idee e un indispensabile humor ne facevano una presenza unica che mi ha sempre spinto a disegnarla".

La vita di una icona fashion

Giornalista e traduttrice, nel 1962 sposò a New York il fotografo Alfa Castaldi che morì nel 1995. Lavorò con numerosi periodici e riviste di moda, inventando e anticipando il ruolo di direttore creativo, ma anche concetti come Made in Italy o vintage. La sua rubrica Doppie Pagine, ideata nel 1988, conquistò da subito il pubblico, grazie alla sua vena sovversiva e alla capacità di intercettare nuove tendenze. Frequentatrice del famoso bar milanese Jamaica, venne in contatto con avanguardisti come Mario Dondero e Ugo Mulas. Sempre in viaggio e a caccia di novità, fu la redattrice di Arianna, il primissimo periodico di moda femminile in Italia. “La guardavo per decifrarla", ha ricordato lo stilista Jean Charles De Castelbajac  -. Di lei apprezzavo soprattutto la dimensione 'archeologica'. Nel suo modo di vestire andava in scena uno scontro, era una battaglia storica vivente tra presente e passato, tra gli indiani d'America e il punk".

La creatrice del vintage

"Aveva un occhio da cecchino e un altro proiettato nella Storia – ha confessato De Castelbajac -. Che ruolo avrebbe nella società contemporanea? Sarei molto curioso di vedere il suo profilo Instagram". Prima che il vintage divenisse uno stile, Anna Piaggi lo aveva già inventato e fatto suo, girando i mercatini, creando mix coraggiosi e unici, unendo passato e presente. Indossava, sfruttando forza creativa e immaginazione, tende e velette, cappelli, tessuti particolari e oggetti di design. “Era diventata lei stessa il palcoscenico di una moda", ha spiegato chi la conosceva.

Il documentario Anna Piaggi – Una visionaria della moda

Nel 2016, quattro anni dopo la sua morte, il documentario Anna Piaggi – Una visionaria della moda, ha provato a raccontare la vita e lo stile di questa donna. Curato da Alina Marazzi, il documentario ha ricostruito la sua esistenza attraverso i racconti di personaggi della moda come Rosita Missoni, Manolo Blahnik, Jean Charles de Castelbajac e Stephen Jones. Nel lungometraggio si mescolano interviste e filmati che portano alla scoperta dell’avanguardia artistica, della storia della moda e di quella di una donna forte e unica. “Anche se non la conoscevi, era impossibile non notarla – ha svelato Alina Marazzi, regista del documentario -. A spiazzarti era il suo aspetto pittoresco, in netto contrasto con la serietà del volto, velato da una certa malinconia”. Di lei hanno detto tutto e il contrario di tutto, ma chiunque ha riconosciuto la grandezza di una donna che ha saputo guardare avanti e rendere la sua eccentricità un valore. L’hanno definita: "Una fabbrica quotidiana di creazioni", "una prima attrice che cambiava look in ogni momento della giornata, ma sempre seguendo un filo ideologico", “un'amante dell'originalità tanto da restare delusa se in un film la protagonista non si cambiava d'abito abbastanza spesso". Il suo punto di forza?  Distinguersi, sempre e comunque. “Si presentava variopinta tra 300 giornaliste vestite come corvi neri. Un vero e proprio atto di resistenza", racconta il suo entourage.

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