Fashion culture

Dagli anni 90 a oggi: le sfilate che non dimenticheremo mai

Sfilate indimenticabili
20-09-2022
Nadine Solano
Spettacolari, originali. Concepite per stupire ed emozionare, ma spesso anche per far riflettere. Momenti che scandiscono la storia della moda e diventano racconto della società.

La Gran Bretagna di fine '800 e la Francia del primo '900: questi i contesti geografici e temporali delle prime sfilate di moda. All’inizio erano eventi privati, formali, anche piuttosto freddi. Di certo, tutt'altro che sfilate indimenticabili. Le modelle camminavano nei saloni degli atelier, i clienti guardavano sorseggiando un tè. Gradualmente, però, le cose sono cambiate. La durata si è accorciata, ma è emersa una componente spettacolare. Le location hanno assunto crescente importanza, anzi sono diventate un elemento chiave: sapevi, per esempio, che la prima sfilata italiana si è tenuta il il 12 febbraio 1951 nella maestosa sala da ballo di Villa Torrigiani, a Firenze? A organizzarla, Giovanni Battista Giorgini. Uno dei personaggi che hanno contribuito alla nascita e al successo del made in Italy.

Grazie a lui, e ad altri grandi nomi quali Paul Poiret, Coco Chanel e Yves Saint-Laurent, ha trovato piena definizione il moderno concetto di fashion show. Uno spettacolo, sì. Ma anche uno specchio fedele dell’estetica che contraddistingue ogni designer, della sua personalità, dei suoi gusti. E poi oltre. Perché oggi la sfilata spesso è racconto dei tempi che corrono, è veicolo di messaggi forti; può anche collocarsi in una dimensione di sogno, celando però uno stretto legame con la realtà. Chiama in causa le più diverse arti, è un’esperienza immersiva mirata ad accendere emozioni. Insomma, di vanesio c’è ben poco. Allora, ecco una carrella di alcune tra le sfilate entrate nella storia della moda.

Dior - Luglio 1998

Per molti, nella classifica delle sfilate indimenticabili merita il primo posto: ci riferiamo a quella organizzata per presentare la collezione Dior Haute Couture P/E 1998. È il luglio di quello stesso anno; nei panni di direttore creativo, il vulcanico John Galliano decide di lasciare il segno. Il gruppo LVMH crede in lui e addirittura non gli pone alcun limite in termini di budget.

Galliano sceglie come location l’Opéra Garnier di Parigi, puntando soprattutto sull’enorme impatto visivo della scalinata in marmo bianco. Le modelli fanno la loro comparsa indossando sontuosi costumi teatrali, ispirati allo stile della marchesa Luisa Casati ma anche ai Balletti russi. Sfarzo, stravaganza, una potenza espressiva difficile da descrivere a parole. Alle modelle si affiancano ballerini di tango, gli invitati siedono a tavoli coperti da tovaglie in velluto rosso. C’è l’orchestra, ci sono anche decine di comparse. Galliano è decisamente riuscito nel suo intento.

Sfilate indimenticabili

Givenchy - 1999

Quando si tratta di sfilate indimenticabili e genialità, sono due i nomi imprescindibili: John Galliano, appunto, e Alexander McQueen. La lista di iconici fashion show organizzati da quest’ultimo è lunga. McQueen usava le sfilate per provocare, raccontare l’umanità, accendere stupore e riflessioni.

Al 1999 risale il lancio – a Londra - della collezione No. 13 realizzata per Givenchy; ovvero una delle sfilate che più hanno alimentato la fama di enfant terrible di McQueen. L’atleta paralimpica Aimee Mullins sfila con protesi in legno d’olmo per le gambe, e per il gran finale la top Shalom Harlow si trasforma in una sorta di tela umana: è in piedi, su una piattaforma rotante, e il suo abito bianco viene spruzzato di vernice verde e nera da due robot.   

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Fendi - 2007

19 ottobre 2007: 88 modelle provenienti da tutto il mondo sfilano sulla Grande muraglia cinese per Fendi. Un evento epocale, alla cui ideazione e organizzazione ha contribuito Karl Lagerfeld, confermandosi ancora una volta il Kaiser della moda.

88 è un numero propiziatorio secondo la tradizione cinese; le ragazze percorrono la passerella lunga 80 metri. Lo spettacolo dura 45 minuti ed entra dritto nella storia. Anche per la sua grande valenza simbolica: il mondo occidentale chiama, la Cina accoglie mettendo a disposizione il suo monumento simbolo.

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Louis Vuitton - 2012

Quando si racconta di sfilate indimenticabili, non si può non tirare in ballo anche Louis Vuitton. Che sotto la direzione artistica di Marc Jacobs ha lasciato più di un segno. Per la fashion week parigina del 2012, lo stilista americano decide di fare le cose in grande. Parecchio in grande.

Nella Cour Carrée del Louvre fa allestire una stazione ferroviaria ottocentesca. Con tanto di binari, locomotiva, sbuffi di vapore, rumori di rotaie e ferraglie. E valigie bene in vista, naturalmente. I facchini fanno il loro dovere, le modelle scendono e cominciano a sfilare; tutti i capi sono retrò, ispirati – anche – all’estetica di Miuccia Prada. Il pubblico è incantato.   

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Chanel - 2014

Di sfilate indimenticabili, Karl Lagerfeld, ne ha organizzate parecchie. Erano occasioni per esprimere il suo incontenibile estro. Nel marzo 2014, per presentare la collezione Chanel A/I 2014-2015, fa allestire un vero e proprio supermercato al Gran Palais di Parigi. Le modelle si aggirano tra le corsie, proprio come se stessero facendo la spesa.

Passano in rassegna i prodotti, alimentari e non, tutti rigorosamente griffati con la doppia C. Come i carrelli e i cestini, del resto. Si sentono pure gli annunci fatti con gli altoparlanti. Alla fine appare anche lui, accompagnato da una delle sue muse: Cara Delavigne.

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Versace - 2017

Carla Bruni, Claudia Schiffer, Cindy Crawford, Naomi Campbell, Helena Christensen: eccole, le supermodelle degli anni '90, di nuovo insieme. Divine, abbaglianti nei loro abiti in maglia metallica. Impossibile dimenticare quest’immagine. Un’immagine che simboleggia la sfilata Versace P/E 2018, speciale perché è anche un omaggio a Gianni Versace, vent’anni esatti dopo la sua tragica scomparsa.

Donatella ha voluto accanto a sé quelle donne che non soltanto hanno fatto parte dell’Olimpo della moda, ma sono state anche grandi amiche dello stilista calabrese. Tutta la sfilata è un amarcord intriso d’amore: in passerella, numerose riedizioni di capi iconici della maison, tutti disegnati da Gianni Versace.

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Missoni - 2017

Il pussy hat, ovvero il cappello in maglia rosa con le orecchie da gatto, è diventato il simbolo della rivendicazione dei diritti delle donne anche grazie a Missoni. Come veicolo di un messaggio forte e chiaro, quanto urgente, è stato utilizzato la prima volta in occasione della Women’s march di Washington, nel 2017, dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.

Nel febbraio di quello stesso anno, per il lancio della collezione A/I 2017-2018, Angela Missoni sceglie di farlo indossare anche alle sue modelle. Non solo. Ce n’è uno per ogni posto a sedere, ogni spettatore. L’impatto visivo è davvero notevole, come l’energia sprigionata. “Anche nella moda – dice la stilista – è bene che usiamo la nostra voce”.  

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Gucci - 2019

Gucci, collezione P/E 2020. Al Gucci Hub (Milano) va in scena un'altra delle sfilate indimenticabili. Ideata dal direttore artistico Alessando Michele, che sta per guadagnare la standing ovation del pubblico. La passerella è sostituita da tapis roulant, tutto l’ambiente ricorda un ospedale psichiatrico. Modelli e modelle indossano tutte che ricordano le camicie di forza, sono immobili, hanno lo sguardo vuoto, si lasciano trasportare dagli ingranaggi che scorrono. Poi il blackout: luci spente, stop alla musica.

Qualche secondo e tutto riparte, o meglio comincia la sfilata vera e propria. Perché Michele ha messo in scena tutto questo? È il suo modo di rappresentare come la società moderna minacci di annullare l’individualità delle persone. Ma invertire nettamente la marcia è possibile, bisogna solo rispettare e rispettarsi, nel segno di una massima libertà di espressione. Così tutto può cambiare. Come è cambiata radicalmente, appunto, la seconda parte della sfilata.  

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Dolce & Gabbana – 2021

Una sfilata lunga un intero weekend, dal  28 al 30 agosto 2021. Un sogno a occhi aperti che Domenico Dolce e Stefano Gabbana regalano sia a se stessi che ai loro ospiti. Ovvero celebs di calibro internazionale, da Jennifer Lopez a Heidi Klum, da Helen Mirren a Vin Diesel (ma l’elenco è assai lungo). La location? Unica al mondo: Venezia.

Per il lancio delle collezioni 2021 Dolce&Gabbana, i due stilisti concepiscono una sorta di rappresentazione teatrale divisa in più atti. Le modelle arrivano in gondola, come le star presenti, poi percorrono la passerella con studiata lentezza. Sono in tutto 100 look, riconducibili a stili anche molto diversi tra loro, ma tutti preziosi, riconoscibili e, in molti casi, ispirati ai simboli della stessa città lagunare.  

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Valentino - 2022

Recentissima, ma già memorabile: ci riferiamo alla sfilata Valentino Haute Couture A/I 2022-2023. Pierpaolo Piccioli sceglie di seguire il filo della storia; sceglie Roma, dove tutto è iniziato. L’emozione è inevitabile, la passerella misura 600 metri e va da via Gregoriana, prima sede della maison, a Palazzo Mignanelli passando per Trinità dei Monti. È una sorta di viaggio del tempo – erano 35 anni che le creazioni Valentino non apparivano su quella scalinata - che fa palpitare il cuore. Fa tornare anche in mente le mitiche sfilate di Donna sotto le stelle, entrate nella storia della moda e del costume italiano.

Ma è anche, e non poteva essere altrimenti considerando i valori e le idee di Piccioli, un nuovo inno alla diversità e all’inclusione. I 102 capi sono indossati da persone: non importa il genere, l’età, la taglia, la razza. Persone. E parole, quello dello stilista: “È il mio messaggio contro il buio di questi tempi. Lo faccio perché so che un gesto del genere oggi vale più di mille parole: quaranta ragazze nere in posa su uno dei monumenti italiani più famosi del mondo valgono più di mille idiozie di Trump, Meloni e Salvini”.

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